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Dallo Sport all’Omeopatia, un percorso per il benessere fisico

 
Il fascino legato allo Sport è sicuramente connesso al valore della prestazione e all’impegno che questo obiettivo comporta. Questa lettura, però, legata a stereotipi abbastanza comuni, non è completamente esaustiva. Il significato comunemente attribuito al termine “Sport”, infatti, non deve ritenersi univoco. Se prescindiamo dalla nozione di movimento, esso amplia enormemente i suoi orizzonti e definisce profili molto più articolati.
Il ventaglio interpretativo si estende dalla prospettiva dell’atleta che è seriamente impegnato in prestazioni agonistiche (a tutti i livelli) fino a quella che si intende praticare lo sport come pura e semplice occupazione del tempo libero. Tra questi due estremi si dettaglia un ampio settore, che comprende gli amatori, i “masters”, i bambini e i ragazzi con attività motorie sia scolastiche sia societarie, gli atleti occasionali sino a quei soggetti che sul movimento imperniano la riabilitazione, articolare, neurologica o cardiovascolare.

Come è facilmente intuibile, le prospettive, le aspettative e i connotati tecnici sono differenziati. Ma tutte le attività motorie, professionali, formative, ludiche, agonistiche, riabilitative o semplicemente ricreative, riconoscono un comune denominatore che si identifica con il pensiero fondante della essenza stessa dello Sport e del movimento in generale: la garanzia e la tutela di ristori psicofisici, di sviluppi morfologici e psicologici ottimali, la possibilità di fornire un contributo sostanzioso per limitare i processi regressivi di natura fisica e mentale.

Questo assioma sottolinea con evidenza le possibilità preventive e terapeutiche derivate dal movimento.
Nello stesso tempo, però, introduce il concetto che la riduzione o l’assenza di movimento si accompagnano a problemi di salute, specialmente se associati ad altri fattori di rischio. E se vogliamo essere ancora più precisi, bisogna tener conto anche della corretta interpretazione del rischio indotto sia dalla carenza sia dagli eccessi dell’esercizio fisico.
In considerazione di ciò, la Medicina dello Sport amplifica i suoi contenuti e le sue finalità: non è più solo lo studio e il monitoraggio dell’atleta agonista, ma anche, e soprattutto, presta attenzione verso la popolazione, sana o persino malata, nella prospettiva preventiva, terapeutica o riabilitativa più vasta e moderna possibile.
Al richiamo di queste numerose suggestioni biologiche non poteva rimanere estranea l’arte che da secoli va dedicando energia e risorse alla tutela della salute: l’Omeopatia.
Privilegiando il valore del movimento, nella condivisione comune della salvaguardia dell’individualità e del benessere, Omeopatia e Medicina dello Sport, offrono contributi distinti di grande efficacia, ricomponendo i rispettivi aspetti in una straordinaria visione unitaria.
A questo punto, però, sorge spontanea la domanda: perché mai un atleta, un amatore o un semplice praticante attività motoria dovrebbe rivolgersi all’Omeopatia e perché mai la Medicina dello Sport, nel suo consolidato contesto scientifico, dovrebbe prestare attenzione all’empirismo dell’Omeopatia?
 
Facciamo una premessa.
L’esercizio fisico costituisce un’esigenza biologica fondamentale dell’uomo, rendendo ragione al senso del culto più che millenario delle attività motorie. La Medicina dello Sport trae origine da queste radici storiche e si sviluppa sia per la ricerca scientifica applicata al settore sia per il rispetto della fisiologia umana studiando le reazioni e gli adattamenti dell’organismo alle differenti sollecitazioni, verificando e contemplando i limiti delle risposte normali.
Il rendimento e le prestazioni sportive sono legati ad alcuni fattori, solo parzialmente modificabili con la preparazione:
-          costituzione
-          fattori ambientali esterni
-          fattori ambientali interni
-          coordinazione
-          condizione psicofisica
Inoltre il movimento e, la sua espressione più compiuta e finalizzata, l’allenamento, consentono ad ogni atleta la realizzazione massima del suo potenziale genetico attraverso l’apprendimento di corretti gesti tecnici.
La razionale ripetizione di ogni movimento modifica le iniziali condizioni, per adattare il soggetto a maggiori livelli di efficienza.
Ma ogni risultato deve essere compatibile con le proprie potenzialità, con l’impegno e le caratteristiche individuali.
 
Lo scopo dell’attività motoria e quella sportiva, in senso più stretto, diventa quello di contribuire a formare un soggetto equilibrato, “sano” fisicamente e psicologicamente, integro nel suo organismo e realizzato nelle sue aspettative: un apprendimento fatto in modo produttivo e gratificante, per conoscere sempre meglio il proprio corpo e la propria mente.
Il contributo comune e l’utilità clinica dell’intervento omeopatico nell’ambito motorio si realizzano nella visione plastica e dinamica di ogni individuo con il disegno dell’adattamento migliore che quell’organismo è capace di esprimere verso quel gesto atletico. Si aggiunga che la patologia, con la sua sintomatologia, si rielabora nell’esame della deviazione da questo protocollo fisiomotorio. Inoltre lo studio dell’atleta o del semplice praticante si arricchisce con la valutazione dell’assetto psicologico, mettendo al centro dell’attenzione l’atleta, ma non un atleta diverso dall’uomo, ma la realizzazione motoria di questo individuo senza pretendere di variarne artificialmente nessuna componente.
In Omeopatia, le patologie correlate allo Sport vengono interpretate ponendo rilievo al vissuto fisico e psichico dell’atleta.